VAI CAGLIARI!

VAI CAGLIARI!

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Il 22 marzo 1970, esattamente cinquanta anni or sono, si disputò la venticinquesima giornata del Campionato 1969-1970. La Fiorentina, Campione d'Italia in carica, aveva abbandonato ormai da qualche settimana ogni velleità di bissare il successo conseguito nel precedente campionato, e veleggiava tristemente al quinto posto della classifica generale, staccata di sei punti dalla capolista Cagliari; la squadra sarda, a sua volta, aveva due punti di vantaggio sulla Juventus, ed era proprio con la squadra bianconera che si stava giocando lo scudetto. La Viola, reduce dalla "fresca" eliminazione dalla Coppa dei Campioni subita ad opera della squadra scozzese del Celtic Glasgow il mercoledì precedente, si presentò in formazione fortemente rimaneggiata a causa delle contemporanee assenze di Rogora, Amarildo e Maraschi, che vennero rimpiazzati da Cencetti, Rizzo e Mariani. La Juventus, invece, si presentò al gran completo, decisa a far sua l'intera posta per continuare a sperare nell'aggancio al Cagliari, e quindi nella conquista dello scudetto, in ciò sospinta da molte migliaia di tifosi venuti a sostenerla da ogni parte della Toscana, noto feudo di tifosi bianconeri. Le premesse, insomma, erano tutte a favore della Juventus. Il campo, però, sovvertì clamorosamente il pronostico. La Fiorentina andò immediatamente in vantaggio con un gol del giovane attaccante Mariani, e dimostrò sin dall'inizio della gara di essere padrona del gioco, con De Sisti e Merlo assoluti dominatori del centrocampo. La Viola sfiorò più volte il secondo gol, che giunse verso la mezzora del primo tempo grazie a Merlo, che batté il portiere juventino Tancredi con un tiro dal limite dell'area dopo un'azione corale del centrocampo gigliato. La Fiorentina dominò in largo ed in lungo la Juventus, che vide bloccato ogni tentativo di rimonta da un sontuoso reparto difensivo, che ebbe in Ferrante un autentico pilastro; e più volte la Viola sfiorò la terza marcatura, che non arrivò sia per la bravura di Tancredi, sia per la troppa precipitazione degli attaccanti, sia per episodi sfortunati (si ricorda un palo colpito da Rizzo). La vittoria della Fiorentina fu nettissima, molto più di quanto risultò dal punteggio finale di 2-0. Per la Juventus fu un'autentica disfatta, e la fine del sogno scudetto, che la Viola, in pratica, consegnò al Cagliari; quel giorno, infatti, i sardi superarono il Verona e portarono a quattro i punti di vantaggio sulla Juventus a cinque giornate dal termine (ricordiamo che all'epoca dei fatti la vittoria assegnava due punti alla squadra vincitrice). Fu una cocente delusione per la moltitudine di tifosi juventini venuti a Firenze con la convinzione di fare un solo boccone della Fiorentina, anche perché la sconfitta bianconera, dovuta al dominio assoluto della Viola, fu veramente umiliante. E questa circostanza evoca uno struggente e nostalgico ricordo in chi scrive, all'epoca dei fatti ragazzino di tredici anni e studente di seconda media, che, sulla falsariga di una poesia letta recentemente in classe, "La spigolatrice di Sapri", adattò alcuni versi di quella stessa poesia ai tifosi juventini calati in massa a Firenze, per poi declamare quegli stessi versi, insieme ai suoi compagni di classe di fede viola ed in modo canzonatorio, ai suoi compagni di classe di fede bianconera, alcuni dei quali presenti allo stadio...

Ed ecco qui di seguito quei versi, gelosamente custoditi nella memoria dello scrivente.


Eran migliaia, eran giovani e forti, e sono morti.

Eran venuti a vincere la guerra,

e invece son rimasti sotto terra.

Due volte nella rete ebber la palla,

ed ormai non restavano più a galla.

Ma gli atleti viola ebber buon cuore,

e li fecero perder con onore.

Se avesser proseguito a far faville,

gliene avrebbero dati almeno mille...

Eran migliaia e tutti lì a soffrire,

la Juve in campo li facea morire...

Del Sol, Furino, Leonardi e Vieri,

i fiorentini li facevan neri...

Da Ferrante a De Sisti ed a Mariani,

il pallone era sempre dei toscani.

Eran venuti a fare un gran festone,

ma tornarono a casa col magone.

Eran migliaia, eran giovani e forti, e sono morti.

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola

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