UNA VIOLA BELLISSIMA

UNA VIOLA BELLISSIMA

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Il 9 febbraio 1966, esattamente cinquantaquattro anni fa, si disputò a Firenze la partita Fiorentina-Inter, valida per la semifinale della Coppa Italia, da giocarsi, secondo il regolamento dell'epoca, in gara "secca". L'Inter del "mago" Helenio Herrera, che a quel tempo era tra le squadre più forti al mondo - forse la più forte in assoluto - si presentò a Firenze al gran completo, così dimostrando di non snobbare affatto l'impegno; per la Viola, che stava intraprendendo con successo la politica del lancio in prima squadra dei giovani calciatori provenienti dal vivaio (percorso che avrebbe condotto alla conquista del secondo scudetto dopo tre anni), la Coppa Italia rappresentava un importantissimo traguardo. La gara era in programma alle ore 14:30, senza nessuna diretta televisiva, e nemmeno radiofonica. Altri tempi. La Fiorentina - che era giunta a disputare la semifinale della Coppa Italia regolando, nell'ordine, Genoa, Palermo, Catania, e Milan - scese in campo con la seguente formazione: Albertosi, Rogora, Castelletti, Pirovano, Ferrante, Guarnacci, Hamrin, Merlo, Brugnera, De Sisti, Morrone. La Viola dimostrò sin dalle prime battute di essere in ottima vena, e - sospinta a gran voce dal suo pubblico, accorso in massa allo stadio per incitare la squadra - aggredì l'Inter con un continuo "pressing" a tutto campo. Si vedeva chiaramente in tutti i calciatori viola (e nel pubblico presente) la voglia di "impresa"; l'emblema di quel forte desiderio fu rappresentato dalla maglia insanguinata di Albertosi, che, nel corso del primo tempo, rimase ferito al volto a seguito di uno scontro fortuito con Guarnacci, e che volle comunque fortemente restare al suo posto, nonostante le perplessità del professor Giusti, medico sociale della Fiorentina, che aveva già fatto cenno a Chiappella di far scaldare il portiere di riserva Paolicchi. La grande foga dei calciatori viola si manifestò per tutto il primo tempo; più volte venne sfiorato il gol, ed infine il centravanti Mario Brugnera riuscì a segnare, ma l'arbitro annullò la rete per una dubbia posizione di fuorigioco dello stesso attaccante gigliato. Nel secondo tempo la Fiorentina continuò ad attaccare, ma al trentesimo minuto l'attaccante interista Jair, in sospetta posizione di fuorigioco, portò in vantaggio l'Inter. Si profilava la beffa, ma il cuore viola si ribellò immediatamente all'avverso destino. Palla al centro, velocissima discesa di Hamrin sulla fascia destra del campo, cross e colpo di testa di Brugnera che batté imparabilmente Sarti. Uno a uno, giustizia era fatta. Soltanto parzialmente però, perché la grande prova fornita dalla Fiorentina meritava la vittoria. A regalare alla Viola il successo ci pensò un grande ed inimitabile fuoriclasse, il suo capitano Kurt Hamrin, che ad un minuto dal termine dell'incontro, con uno scatto felino, si avventò sul pallone ed anticipò e trafisse il suo ex compagno di squadra e grande amico Giuliano Sarti, così suggellando il trionfo della Fiorentina. Nell'altra semifinale il Catanzaro, all'epoca dei fatti militante nel Campionato di Serie B, superò sorprendentemente la Juventus nella gara "secca" che si disputò a Torino nella stessa giornata, e dunque si guadagnò il diritto di disputare la finalissima della Coppa Italia, che si giocò a Roma il 19 maggio 1966, e che vide la vittoria (pur con qualche difficoltà) della Fiorentina, che così si aggiudicò l'ambito trofeo.

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola