PARENTI ECCELLENTI

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Il 23 agosto 1970 si disputò a Firenze, in “notturna”, la partita amichevole Fiorentina-Bologna, una delle prime gare precampionato della stagione 1970-1971. La Viola aveva vinto agevolmente i due precedenti incontri amichevoli della stagione: il primo, disputatosi ad Acquapendente (tradizionale sede del “ritiro” estivo della Fiorentina) il giorno di Ferragosto contro i dilettanti del Vulsinia, che vennero agevolmente superati per 7-1 (con quaterna di Chiarugi), ed il secondo, il 19 agosto, a Viareggio (un “classico”) contro la squadra locale, che venne battuta per 2-0.

Il 23 agosto, dunque, la Viola fece il suo esordio stagionale al “Comunale” (così si chiamava allora l’attuale “Franchi”) in un interessantissimo “derby dell’Appennino”. L’allenatore della Fiorentina Pesaola mise in campo quella che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto essere la formazione-tipo della squadra nel corso del Campionato, con l’unica eccezione del ruolo di centravanti, nel quale - data l’indisponibilità di Vitali, l’acquisto “eccellente” del mercato estivo della Viola - venne schierato il giovanissimo diciannovenne Emiliano Macchi, nipote di Luciano Chiarugi. Entrambi ponsacchini, entrambi attaccanti, soltanto quattro anni di differenza fra i due, Emiliano era il figlio di Marisa, la sorella maggiore di Luciano, e pertanto, fra i due, intercorreva il suddetto rapporto di parentela: zio e nipote. E quella sera i due parenti fecero soffrire parecchio i difensori rossoblu, e, in particolare, i loro diretti controllori Roversi e Cresci. Sia Luciano che Emiliano, infatti, fecero “il diavolo a quattro”, segnarono due gol a testa, e furono protagonisti di azioni offensive che strapparono applausi a scena aperta al pubblico di fede viola accorso allo Stadio. La Fiorentina vinse per 5-2, ma, al di là del risultato, praticò un gioco spumeggiante, ed offrì una prestazione decisamente convincente sotto tutti i punti di vista; e i due parenti Chiarugi e Macchi dimostrarono di intendersi a meraviglia.

Quella sera il popolo viola si illuse che la squadra gigliata avrebbe potuto disputare un grande Campionato e segnare gol a raffica. La realtà, purtroppo, fu ben diversa.

L’acquisto “eccellente” Vitali (per il quale furono spese diverse centinaia di milioni) fu un vero e proprio “flop”, Chiarugi realizzò la miseria di cinque reti, Macchi disputò pochissime partite senza realizzare alcun gol, e la Fiorentina evitò la retrocessione in Serie B soltanto per il rotto della cuffia, grazie al pareggio conseguito nell’ultima giornata di Campionato, e, per giunta, ad una migliore differenza reti rispetto al Foggia, che fu condannato alla Serie B pur avendo conseguito gli stessi punti della Viola.

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola