LA "PRIMA" DI CICCIO

LA "PRIMA" DI CICCIO

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Il 23 ottobre 1966 esordì in Serie A con la maglia della Fiorentina il non ancora diciannovenne Salvatore (da tutti però conosciuto come Ciccio o Ciccillo) Esposito. Ciccio, nato a Torre Annunziata (NA) il 3 gennaio 1948, era giunto a Firenze nel 1962, e si era ben distinto in tutte le squadre giovanili della Viola nelle quali aveva militato, dagli "Allievi" in poi. Il suo esordio in Serie A avvenne in modo del tutto rocambolesco. La Fiorentina era impegnata a Cagliari, e Ciccio era stato aggregato alla prima squadra. All’epoca dei fatti i calciatori che non venivano schierati nell’”undici” iniziale andavano dritti in tribuna, fatta eccezione per il portiere di riserva, il cosiddetto “dodicesimo”, che si accomodava in panchina. Ciccio, quindi, si recò nella tribuna dello stadio "Amsicora" di Cagliari, dove la squadra sarda disputava le partite casalinghe. Ma poco prima dell’inizio della gara Hamrin accusò qualche problema di salute, e fu costretto a dare "forfait". L’allenatore della Viola Beppe Chiappella pensò allora a Ciccio, che però - come detto - si era già recato in tribuna per assistere all’incontro; per rintracciarlo fu necessario ricorrere allo "speaker" dello stadio, che annunciò: "Il calciatore della Fiorentina Salvatore Esposito si rechi immediatamente negli spogliatoi". Ciccio eseguì subito tale ordine, arrivò tutto trafelato nello spogliatoio della Viola, e lì trovò ad attenderlo Beppe Chiappella, che con il suo vocione lo accolse, più o meno, con queste parole: "Dai ragazzo, spogliati, tocca a te". Fu così che Ciccio giocò con la maglia numero sette sulle spalle, la maglia di Kurt Hamrin, una maglia molto pesante. Ma nonostante la sua giovanissima età e l’inaspettato impiego, non demeritò affatto; ed in quel Campionato 1966-1967 vestì la maglia gigliata in altre nove occasioni, sempre cavandosela in modo più che egregio. Ciccio diventò titolare inamovibile della Fiorentina nella stagione 1968-1969, quella dello scudetto, e fu uno dei principali artefici di quella vittoriosa conquista. Se la cavò molto bene anche in Coppa dei Campioni, e segnò un gol importantissimo nella gara di ritorno dei sedicesimi di finale che la Viola disputò in Svezia contro l’Oester Vaxjo il giorno 1 ottobre 1969, gol che in pratica dette alla Fiorentina la certezza del superamento del turno nella più ambita competizione europea. A proposito di questo gol è pressoché obbligatorio raccontare un gustoso "aneddoto nell’aneddoto", peraltro assolutamente inedito. Della comitiva della squadra viola che il lunedì 29 settembre 1969 partì per la Svezia non faceva parte l’infortunato Claudio Merlo, il quale, tuttavia, si recò a salutare e ad incitare i compagni in partenza per la non facile trasferta in terra scandinava. Merlo, detto "Secco", burlone scanzonato, disse a Ciccio (che il giorno precedente aveva segnato il suo primo gol in Serie A, gol che aveva sancito la vittoria della Fiorentina nella gara interna disputata contro la Sampdoria): "Se mercoledì fai nuovamente gol, allora al ritorno cade l’aereo". Ebbene, Ciccio segnò davvero sfruttando un delizioso “assist” di Amarildo, regalando alla Viola la vittoria e la qualificazione al turno successivo. Il mattino seguente tutta la comitiva della Fiorentina era molto dubbiosa sul fatto di salire in aereo per il viaggio di ritorno; alla fine fu deciso di affrontare il rischio, ma durante il viaggio da Stoccolma a Pisa nessuno fiatò, e tutti (Pesaola "in primis") stettero con entrambe le mani ben salde sulle parti più intime del corpo...

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola