ACQUAPENDENTE...

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Acquapendente è un comune dell’alto Lazio, in provincia di Viterbo, attraversato dalla Via Cassia, ove la Fiorentina effettuò i tradizionali ritiri pre-campionato nella seconda metà degli anni sessanta per ben sei volte consecutive, e, più precisamente, dal 1965 al 1970; se poi vogliamo essere ancora più precisi, dobbiamo dire che la cittadina laziale aveva già ospitato la Viola per lo svolgimento dei ritiri pre-campionato anche nel 1958, nel 1959, e nel 1960. Il “quartier generale” della Fiorentina era costituito dall’Hotel Roma, gestito dalla famiglia Marziali; l'Hotel Roma era senz’altro un buon albergo, soprattutto per quei tempi. Al piano terreno si trovava un ampio ed elegante salone, ed all'esterno un giardino di notevoli dimensioni. In tutte le camere era presente un lavandino, e qualche camera era dotata del bagno privato, cosa non comune all'epoca dei fatti. L’albergo, dunque, era senz'altro confortevole, ed in più (soprattutto) era ottimo il campo di gioco nel quale la squadra viola effettuava quotidianamente le sedute di allenamento (che generalmente erano “doppie”, nel senso cioè che si svolgevano sia al mattino che al pomeriggio): manto erboso ben curato (una cosa non frequente in un piccolo paese di provincia negli anni sessanta), spogliatoi con docce calde, e pista di atletica leggera adattissima per lo svolgimento di alcuni "test" fisici che anche mezzo secolo fa venivano svolti dalle squadre di calcio professionistiche. La Fiorentina si trovò molto bene ad Acquapendente, ove effettuò lunghe e serene preparazioni estive (che duravano circa una ventina di giorni) curando molto - secondo i dettami dell’epoca - la parte atletica (raramente nei primi giorni di ritiro veniva utilizzato il pallone) e la tecnica individuale; poi, dopo qualche giorno, venivano disputate le prime partitelle sul campo a dimensioni ridotte, ed infine trovava spazio la partita vera e propria, non prima però di almeno una settimana dall’inizio del ritiro. Successivamente, e sempre riservando comunque una particolare attenzione alla parte atletica ed alla parte relativa alla tecnica individuale, si iniziavano a provare i vari “schemi” di gioco che avrebbero dovuto essere utilizzati dalla squadra nel corso della stagione. La prima “uscita” ufficiale della squadra gigliata si aveva, generalmente, verso la metà di agosto, e la compagine che veniva contrapposta alla Viola era molto spesso costituita da una squadra dilettantistica della zona. Per l’occasione, non pochi fiorentini si recavano ad Acquapendente per assistere alla partita (e spesso la gara era l’occasione per effettuare una gita con tutta la famiglia), che, generalmente, si concludeva con una vendemmiata di gol segnati dalla Fiorentina. Tutti gli anni, poi, si ripetevano, più o meno, gli stessi rituali: i ricevimenti ufficiali in comune con il Sindaco, la serata danzante all’Anfiteatro Cordeschi organizzata dalla “Vigor” (una locale società sportiva), e la cena di commiato al termine del ritiro, che si concludeva sempre - era un "classico" - con il brindisi augurale per una stagione sportiva densa di soddisfazioni che le autorità locali rivolgevano alla squadra viola, e con la premessa da parte della Fiorentina di ritornare ad Acquapendente nell'estate successiva. Nel corso degli anni si stabilì un legame di autentica simpatia tra la squadra gigliata e la piccola località laziale, tanto che in quel periodo venne fondato in paese il “Viola Club Acquapendente”, che aveva sede presso la “Locanda da Cacino”, e che vedeva tra i propri associati anche il parroco del paese, Don Luigi Squarcia, grande tifoso viola. Sono trascorsi moltissimi anni, e tutto è cambiato, a cominciare dall'Hotel Roma, che oggi non esiste più. Restano il ricordo e la nostalgia di un tempo in cui il calcio era molto più puro e genuino, nel quale i ragazzini del paese, quotidianamente, riempivano i loro quaderni di autografi dei calciatori della Fiorentina, che venivano pazientemente ed educatamente attesi fuori del campo di gioco al termine della seduta di allenamento, e nel quale i più adulti potevano scambiare quattro chiacchiere con gli stessi calciatori, magari camminando insieme a loro nel tragitto fra il campo di allenamento e l’Hotel Roma; ed i calciatori viola, altrettanto pazientemente ed educatamente, si prestavano volentieri a questi riti. Il tutto, senza cordoni di polizia o barriere di protezione di alcun genere.

Altri tempi, tempi decisamente migliori.

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola