A TESTA ALTA. MA C’È DA LAVORARE...

A TESTA ALTA. MA C’È DA LAVORARE...

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Partiamo da un presupposto: perdere brucia sempre, altrimenti non terremmo alla Fiorentina. Detto ciò, sarebbe sbagliato e oltremodo ingeneroso chiudere l’analisi della gara guardando il solo risultato o sfoggiando il consueto, sfrenato, disfattismo. Cerchiamo perciò di essere obiettivi, e sottolineiamo anzitutto che la Viola esce dall’Olimpico sconfitta, certo, ma lo fa a testa alta. Pur restando in inferiorità numerica dopo poco più di un quarto d’ora (sciocchezza di Dragowski, ma rosso eccessivo), ha continuato a giocare: pressing, difesa alta, passaggi veloci, occasioni da gol... Meritando il pari segnato da Milenkovic. E dando l’impressione di poterla addirittura vincere. Per questo la sconfitta brucia ancora di più: sarebbe potuta andare diversamente, con un pizzico di fortuna dalla nostra parte.

La buona prestazione di ieri sera, però, non può e non deve illudere: c’è da lavorare, e tanto. C’è anzitutto da registrare la difesa: se nella fase offensiva si sono viste cose interessanti, la retroguardia è apparsa ballerina e soggetta troppo facilmente alle imbucate giallorosse. E c’è da prendere atto - ma chi scrive è tra i tanti che sostengono, da tempo, l’incompletezza della squadra - che il mercato deve regalare dei rinforzi: Pulgar ieri non ha convinto, ed è necessario trovare un regista titolare, che sappia alternare fase difensiva e impostazione; mancano il vice Vlahovic e l’esterno richiesto da Italiano. E anche sui terzini potremmo dire qualcosa.

Insomma, c’è tanto da fare e poco tempo a disposizione. La Fiorentina vista a Roma, come detto, è stata buona, ma Firenze non può accontentarsi di una prestazione o di qualche complimento a fine gara. A partire dalla prossima, al Franchi contro il Toro: ci sarà il pubblico, finalmente, e questo basta per immaginare una Viola bella e vincente.

Articolo di Giacomo Cialdi