AUGURI ERALDO!

AUGURI ERALDO!

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Oggi compie sessantacinque anni Eraldo Pecci, nato a San Giovanni in Marignano (RN) il 12 aprile 1955. Eraldo arrivò a Firenze (insieme a Ciccio Graziani) dal Torino nell'estate 1981; era un calciatore già ampiamente affermato, aveva già militato in Nazionale, ed era stato uno dei protagonisti dello scudetto conquistato dal Toro nel 1976. Un calciatore "sicuro", che andava a costituire un importante tassello del mosaico di un'ambiziosa Fiorentina che si presentò ai nastri di partenza del Campionato 1981-1982 con l'obiettivo di esserne protagonista.  Eraldo era un regista classico, che costituiva il perno del centrocampo, che scandiva i tempi del gioco, insomma il "cervello" della squadra: un calciatore imprescindibile nella scacchiera disegnata da Picchio De Sisti, che, fra l'altro, rivedeva in lui il calciatore che egli stesso era stato; e non c'é alcun dubbio che le caratteristiche dei due fossero molto simili. Eraldo, dicevamo, costituiva il perno di quel centrocampo, che aveva in Antognoni la sua punta di diamante, ed in Casagrande ed in Massaro (quest'ultimo "inventato" da De Sisti come finta ala, con il numero 11 sulle spalle, ma di fatto "todocampista") il suo motore. Quel Campionato 1981-1982 fu giocato da Eraldo a livelli altissimi: fece "girare" tutta la squadra, e, soprattutto, grazie alla sua classe, alla sua esperienza, ed al suo acume tattico, la prese per mano durante i quattro mesi di assenza di Antognoni, conseguenza del terribile infortunio patito dal Capitano nello scontro con il portiere Martina avvenuto durante la partita casalinga disputata contro il Genoa il 22 novembre 1981. Purtroppo Eraldo non giocò, per infortunio, le ultime cinque partite di quel Campionato, fra le quali, soprattutto, l'ultimissima, quella giocata a Cagliari, una partita "di testa e di nervi", nella quale la sua presenza sarebbe stata fondamentale. A Firenze Eraldo disputò altri tre campionati, tutti di alto spessore; nel corso dell'ultimo Campionato da lui disputato in viola (1984-1985), che fece registrare (ancora!) la forzata assenza di Antognoni in seguito al gravissimo infortunio da lui subito durante la partita casalinga disputata contro la Sampdoria il 12 febbraio 1984, fu il capitano della squadra. Lasciò Firenze nell'estate 1985, con destinazione Napoli targato Maradona, non per demeriti propri (anzi, fu uno dei pochissimi calciatori viola che riuscì a salvarsi nella disastrosa annata 1984-1985), ma, forse, per altre cause (si parlò di attriti venutisi a creare nello spogliatoio); fu detto, come si usa dire spesso in simili circostanze, che a Firenze Eraldo aveva ormai fatto il suo tempo. Aveva trenta anni, ma era sempre un ottimo calciatore, che non aveva affatto imboccato il viale del tramonto, né - tanto meno - era finito, come dimostrò nei Campionati successivi, prima a Napoli, e poi nella "sua" Bologna, dove aveva voluto fare ritorno, e che guidò nella risalita alla Serie A. Fu per anni nel giro della Nazionale (nella quale esordì a soli venti anni), dove non trovò molto spazio perché "chiuso" da due mostri sacri quali erano Tardelli ed Antognoni, con una conseguente impostazione tattica della squadra che non prevedeva la presenza del regista classico. Bearzot riconosceva comunque le grandi qualità di Eraldo, ed ebbe a dire - quando smise di convocarlo per gli incontri della Nazionale - che "uno come Pecci non si può mandare in panchina.......". Carattere estroverso, buontempone nella vita ed anche in campo, con la battuta sempre pronta, un tantino polemico (ma sempre in modo equilibrato e simpatico), si trovò bene a Firenze e con i fiorentini anche grazie a queste sue peculiarità, tanto che qualcuno lo definì un fiorentino "ad honorem"; ed i fiorentini lo ricambiarono con un affetto tuttora non sopito. Recentemente ha esordito in qualità di "scrittore" dando alle stampe un primo libro, edito da "Rizzoli", il cui titolo è tutto un programma: "Il Toro non può perdere"; un libro che rievoca la trionfale cavalcata del Torino verso lo scudetto nel Campionato 1975-1976, di cui Eraldo (all'epoca dei fatti appena ventunenne) fu grande protagonista. Un libro agile e scritto bene, che si legge volentieri, e che non può mancare nella biblioteca dei tifosi viola, anche in nome della fratellanza con i "supporter" del Toro. Ottimo anche il suo secondo libro, sempre edito da "Rizzoli", dal titolo "Ci piaceva giocare a pallone", nel quale Eraldo rievoca tutta la sua parabola calcistica sin dall'infanzia. Eraldo, che ha mantenuto ottimi rapporti con Firenze e con la Fiorentina, nonché con l'Associazione Glorie Viola, deve essere senz'altro annoverato fra i più valenti centrocampisti che hanno difeso ed onorato la maglia viola. Il più bel compimento glielo fece Picchio De Sisti quando - al termine del Campionato 1981-1982 - così rispose ad un intervistatore che gli chiese se avrebbe cambiato qualcosa qualora avesse potuto nuovamente giocare l'ultima partita del quel Campionato, Cagliari-Fiorentina del 16 maggio 1982, la gara in cui svanì il sogno dello scudetto: "Se potessi rigiocare quella partita, anzitutto e soprattutto vorrei avere in campo Pecci.........". Sì, anche noi se potessimo rigiocare quella maledetta partita di quel maledetto giorno, anzitutto e soprattutto vorremmo in campo Pecci.......... E forse, con lui in campo, la storia sarebbe stata diversa.......... Auguri carissimo Eraldo, non ti abbiamo dimenticato, non ti dimenticheremo! Un abbraccio.