Anche a Verona una Viola da dimenticare. I tifosi puntano il dito su Montella e Pradè. Con il Lecce...

Anche a Verona una Viola da dimenticare. I tifosi puntano il dito su Montella e Pradè. Con il Lecce...

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Milan Kundera, guardando la Fiorentina ieri a Verona, avrebbe scritto “L’insostenibile leggerezza del centrocampo viola”. Badelj, Cristoforo e Benassi, una mediana assolutamente sperimentale che già prima della gara dava non poche perplessità. E difatti non l'hanno quasi mai vista, surclassati soprattutto dalla corsa e dalla fisicità degli avversari. Ma hanno fatto male praticamente tutti, ad eccezione di Dragowski, provvidenziale in un paio di occasioni, e Ribery, che ha fatto ciò che ha potuto. Ciò che lascia più disarmati i tifosi viola è la mancanza di cattiveria agonistica, di attributi: dopo Cagliari ci aspettavamo una Fiorentina grintosa, vogliosa di riscattare la figuraccia di due settimane prima. E invece niente, l'Hellas a tratti è sembrato il Barcellona, con i ragazzi di Montella troppo lenti, troppo molli, senza idee, in balia del ritmo degli avversari. È vero, mancavano diversi giocatori ed erano assenze pesanti, ma questo non basta a giustificare l'atteggiamento della squadra e la seconda sconfitta consecutiva. Abbiamo l’impressione che il confronto dirigenti-calciatori non abbia sortito gli effetti sperati, e c'è già chi sostiene che gli uomini in campo stiano remando contro l'allenatore. Non lo sappiamo, ma di certo c'è che il mister è il più criticato dalla tifoseria: anche se la squadra scesa in campo ieri era figlia più delle assenze che delle scelte di Montella – se proprio Zurkowski non lo convinceva, forse avrebbe potuto provare Dabo al posto di Cristoforo per dare un po' di fisicità al centrocampo, oppure azzardare Boateng arretrato... –, quest'ultimo fin dall'inizio ci ha messo del suo per contrariare (almeno) una parte di tifo. E adesso è sulla graticola, insieme a Daniele Pradè, quest'ultimo reo secondo alcuni di non aver costruito una squadra all'altezza delle aspettative. Anche se a detta di tutti questa è un'annata di transizione, Firenze e i fiorentini non possono accettare figuracce e prestazioni come quelle viste nelle ultime due gare. Quando la tifoseria si riversa in circa 4000 unità a Verona, merita rispetto e il massimo impegno da parte di tutti. Può non arrivare la vittoria, ci mancherebbe, ma non può mai venir meno la voglia di onorare la gloriosa maglia che si indossa. Quindi, sono giusti i fischi che i presenti al Bentegodi hanno riservato a fine partita a squadra e allenatore. Adesso la testa deve andare al Lecce, senza drammatizzare ma con la consapevolezza che occorre assolutamente un cambio di marcia: sabato sera al Franchi non sono ammessi altri errori.

Articolo di Giacomo Cialdi